Allergie, prevenzione ambientale obbligatoria

Dott. Emilio Montaldo

Dott. Emilio Montaldo, Allergologo • Medico di medicina generale convenzionato, specializzato in allergologia e immunologia clinica. Membro e segretario del consiglio provinciale dell’Ordine dei medici di Cagliari.

Arrivano le cariche polliniche.
Terapie e argine delle aggressioni

In questo periodo gli allergici tirano su un sospiro (è proprio il caso di dirlo!) di sollievo, perché le cariche polliniche dei principali allergeni responsabili di rinite, congiuntivite e asma allergici sono in netto calo, anche se fioriscono ancora molte piante allergizzanti. In particolare le parietarie e le composite sono in grado di disturbare i nostri pazienti allergici con una coda di fioritura che andrà via con i primi freddi, cedendo però il posto ad altri pollini più “invernali” ma non meno aggressivi: sono il cipresso e il nocciolo a scatenare i primi sintomi, insieme ai pollini di frassino, mentre, a partire dalla fine dell’inverno, la stagione pollinica seguirà con i pollini degli ontani e delle betulle. La pace dei pazienti allergici viene in ogni caso disturbata anche dal fatto che gli acari della polvere tendono a riprodursi maggiormente in questa stagione, poiché aumenta l’umidità e le temperature sono in calo. L’acaro della polvere può tollerare un’ampia variazione di temperatura da 0 a 30 gradi e la temperatura ideale per la riproduzione è attorno ai 20-25 gradi. L’umidità ambientale è invece più importante della temperatura: una umidità dal 65 al 85 per cento è l’optimum per la loro riproduzione. Gli acari tollerano male le variazioni di umidità. Durante l’estate, oltre al fatto che da noi le temperature superano spesso i 30 gradi, l’umidità è variabile e dipende molto dai venti. Inoltre, d’estate, le case vengono arieggiate di più e le lenzuola sono un ricettacolo meno frequentato dagli acari rispetto alle coperte e ai piumini che si cominciano ad usare in questa stagione. I metodi per arginare queste aggressioni da parte degli allergeni ambientali non mancano di certo e la prevenzione in termini di misure “ambientali” per limitare la presenza di polvere e mantenere l’abitazione con il minor numero possibile di acari rappresenta un caposaldo fondamentale per limitare i sintomi di una allergia agli acari della polvere.

Il vaccino antipneumococcico

In molti casi ciò non è possibile o non è sufficiente. Il paziente potrà allora trarre giovamento, oltre che dalle terapie sintomatiche, anche da una terapia specifica che mira a ridurre la sensibilità del paziente, rendendolo perciò tollerante, nei confronti di questi allergeni attraverso la somministrazione in dosi dapprima crescenti e poi costanti di piccolissime quantità di estratto allergenico, il così detto vaccino antiallergico. Questo può avvenire con varie modalità: attraverso somministrazione sottocutanea oppure per via orale, con alte percentuali di successo. Inoltre, due “veri” vaccini sono invece da raccomandare sempre ad un paziente allergico, specialmente se asmatico. Uno è il vaccino antipneumococcico, da somministrarsi una tantum presso l’ambulatorio vaccinazioni della ASL o dal proprio medico curante. Si può fare in qualsiasi periodo dell’anno ed è, per le categorie a rischio, assolutamente gratuito.

L’altro è il vaccino antinfluenzale, disponibile di solito proprio in questo periodo, che potrà essere praticato dal proprio medico o anche questo presso l’ambulatorio della Asl. Anche questo vaccino è del tutto gratuito per le categorie a rischio. L’importanza di queste vaccinazioni per un paziente a rischio non va assolutamente sottovalutata: una sindrome influenzale o una polmonite pneumococcica rappresentano per un paziente asmatico un evento grave che porta spesso ad importanti conseguenze negative sulla funzionalità respiratoria di queste persone. La vaccinazione, è bene ricordarlo, rappresenta sempre un presidio sicuro ed efficace per il mantenimento della salute delle persone a rischio.

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