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Dott. Giuseppe Masnata

Dott. Giuseppe Masnata

Nefro-urologo pediatra Consulente Medico presso Humanitas – Milano Responsabile Urologia ed Urodinamica Pediatrica – Centro Spina Bifida ARNAS G. Brotzu – Cagliari Azienda di Rilievo Nazionale ed Alta Specializzazione Presidente Consulta Area Pediatrica della Sardegna Membro del Comitato “Children and Young Adults” della International Continent Society Responsabile Gruppo Interdisciplinare Regionale SIUD della Sardegna Rappresentante Regionale Fondazione Italiana Continenza

Giuseppe Masnata, trent’anni di esperienza in pediatria, tra spina bifida, malformazioni, scuole e centro di alto profilo al Brotzu

 

Di fronte a una diagnosi di malformazione urologica congenita, è normale che nei genitori sorgano dubbi e timori:
dovremo operare?
Nostro figlio starà bene?
Come capire se è necessario intervenire o se è meglio aspettare?

 

A queste domande risponde il dottor Giuseppe Masnata, specialista in Chirurgia Pediatrica, Nefrologia e Dialisi, da anni punto di riferimento per centinaia di famiglie sarde e non solo. Con la sua équipe, segue migliaia di bambini con anomalie congenite delle vie urinarie, avviando un percorso di cura che inizia spesso prima ancora della nascita e si sviluppa nel tempo, nella maggior parte dei casi senza interventi chirurgici.

Diagnosi prenatale:

Oggi si può intervenire prima

«Oggi, grazie ai progressi dell’ecografia ostetrica e alla sensibilità crescente dei ginecologi – spiega Masnata – è sempre più frequente una diagnosi prenatale precoce. Trent’anni fa le anomalie urologiche venivano spesso scoperte solo dopo la nascita, in seguito a un’infezione o a un ricovero. Oggi, invece, le possiamo osservare già durante la gravidanza, riducendo i rischi e permettendoci di pianificare controlli e strategie di trattamento a lungo termine».

La diagnosi prenatale rappresenta quindi una vera svolta: consente un monitoraggio precoce, evita esami inutili dopo la nascita, tranquillizza i genitori quando non ci sono rischi reali e, soprattutto, permette un approccio conservativo mirato. Per aiutarci a comprendere come funziona oggi l’approccio conservativo, il dottor Masnata ci racconta un caso esemplificativo. Una ricostruzione fittizia, ma molto simile a quelle che vivono ogni giorno tante famiglie. Il bambino si chiama Mario.

 

«Mario è un feto maschio alla 22a settimana di gestazione. Durante l’ecografia morfologica, il ginecologo nota una dilatazione bilaterale delle pelvi renali, le “bisacce” che raccolgono le prime urine prima che vengano spinte verso la vescica.
È una situazione che oggi definiamo “idronefrosi lieve”, abbastanza frequente. Ma come sempre, la prudenza è d’obbligo. Così si programma un nuovo controllo dopo tre settimane.»
Alla 25a settimana, la dilatazione è confermata. La pelvi renale destra appare leggermente più dilatata della sinistra e, dalla 28a settimana, si comincia a visualizzare anche l’uretere dilatato a destra. È il segno che potrebbe esserci un ostacolo al deflusso dell’urina o un problema di peristalsi – il movimento fisiologico che spinge l’urina lungo le vie urinarie, proprio come nel tratto intestinale.
«Quando nasce Mario – racconta Masnata – non si corre a fare un’ecografia. Bisogna aspettare almeno la settima giornata di vita. Prima, infatti, il neonato è fisiologicamente disidratato, produce meno urina, e potremmo sottovalutare la situazione. Dopo una settimana, invece, i dati sono affidabili: la pelvi renale destra misura 7 mm, la sinistra 3 mm, proprio come nell’epoca fetale.»
È in quel momento che si programma un percorso di monitoraggio: analisi delle urine, osservazione della crescita e degli eventuali sintomi. Mario, nel frattempo, sta bene. Nessuna febbre, nessuna infezione. Ma per escludere altre problematiche si procede con esami più specifici: una cistografia minzionale e una scintigrafia renale. Alla decima settimana di vita, arriva la diagnosi: reflusso vescico-ureterale bilaterale, di grado IV a destra e II a sinistra. A questo punto i genitori si pongono la domanda inevitabile:
Mario deve essere operato?
La risposta, in questo caso, è no.

Quando non si opera è la scelta migliore

«Per molti anni – prosegue Masnata – la decisione era quella di operare. Ma la scienza ci ha insegnato che l’evoluzione naturale del reflusso urinario è benigna nella maggior parte dei casi. È più efficace e sicuro accompagnare il bambino in un percorso di monitoraggio attivo, prevenendo le infezioni, piuttosto che sottoporlo a un intervento chirurgico non sempre risolutivo.»
A sostenere questo approccio conservativo c’è una solida letteratura scientifica. Già negli anni ’90 il professor Philip Ransley, pioniere dell’urologia pediatrica internazionale – con cui lo stesso Masnata ha lavorato a Londra – sosteneva che la chirurgia fosse indicata solo in casi selezionati. Oggi questa visione è condivisa da gran parte della comunità medico- scientifica: operare non è la norma, è l’eccezione.

Esistono infatti situazioni in cui l’intervento è necessario, come:

• infezioni delle alte vie urinarie ricorrenti
• idronefrosi severa con bacinetti oltre i 40-50 mm
• presenza di un vaso polare anomalo che causa coliche e dolori importanti
• ostruzioni da ureteroceli

In tutti gli altri casi – come per Mario – il trattamento è conservativo, e il bambino può crescere sano e senza limitazioni, con controlli regolari e una buona igiene della minzione, idratazione e prevenzione delle infezioni.

E se nasce con un solo rene?

Ci sono bambini che nascono con un solo rene funzionante: è il caso del rene multicistico displasico (MCDK). Una condizione compatibile con una vita normale, purché ci sia un monitoraggio attento nei primi anni. «Nel caso del monorene congenito – spiega Masnata – non si rimuove il rene malformato, si accompagna il bambino in un percorso preventivo e si lavora sull’educazione. Il rene, come il cuore, è un organo che richiede uno stile di vita sano. Senza fumo, alcol, eccessi alimentari. L’obiettivo è arrivare all’età adulta senza sviluppare malattie metaboliche o renali.» I dati del centro del Brotzu sono incoraggianti: meno dell’1% dei pazienti monorene va incontro a insufficienza renale cronicadopo i 18 anni. Negli Stati Uniti, dove il follow- up è meno strutturato, questa percentuale sale fino al 17%.

Percorso attivo, fatto di controlli mirati, educazione alla prevenzione, dialogo continuo con le famiglie e promozione di uno stile di vita sano

L’approccio conservativo, come insegna il dottor Masnata, non è “attendere passivamente”. È al contrario un percorso attivo, fatto di controlli mirati, educazione alla prevenzione, dialogo continuo con le famiglie e promozione di uno stile di vita sano. «Una delle sfide più grandi – sottolinea Masnata – è trasformare il follow-up in un’occasione educativa. I bambini che oggi monitoriamo diventeranno adulti: dobbiamo aiutarli a diventare consapevoli del proprio corpo e ad averne cura.» In quest’ottica, il wellness non è un’aggiunta, ma un pilastro terapeutico. Non basta tenere sotto controllo esami e referti: serve costruire fin da piccoli una cultura del benessere quotidiano. Perché il rene, insieme al cuore, è uno degli organi più sensibili all’ambiente che lo circonda: sedentarietà, dieta scorretta, fumo, abuso di sale o zuccheri possono comprometterne il funzionamento anche a distanza di anni.
«Non si tratta solo di evitare le malattie – aggiunge il dottore – ma di favorire la salute: una buona idratazione, una corretta igiene minzionale, un’alimentazione equilibrata e l’esercizio fisico sono veri strumenti di cura.»

Le regole del wellness renale sono semplici, ma fondamentali:

• non trattenere mai la pipì,
• bere acqua in modo regolare,
• evitare sale e zuccheri in eccesso
• muoversi ogni giorno,
• dire no a fumo, alcol e sostanze,
• seguire una dieta varia e bilanciata.

Un approccio globale, che unisce scienza, educazione e consapevolezza, ha già portato a risultati straordinari: in Europa, l’incidenza dell’insufficienza renale cronica nei giovani minoreni è inferiore all’1%, contro il 17% registrato in altri paesi dove il follow-up è meno strutturato.
«Il nostro obiettivo – conclude Masnata – non è solo evitare che i bambini si ammalino, ma farli crescere forti, consapevoli e felici. Perché il benessere si costruisce ogni giorno. E comincia da qui.»

Dove siamo:

2° piano Ospedale San Michele, AOB, Piazzale Ricchi 1, 09134 Cagliari

Come prenotare una prima visita:

con richiesta del medico curante di visita urologica pediatrica

Orari:

l’ambulatorio è aperto nei giorni feriali

Come contattarci:

CUP regionale per visita urologica pediatrica

Telefono:

dalle ore 11 alle ore 13 dei giorni feriali

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