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Dott. Giammario Tulli

Specialista in Ortodonzia

Palato stretto nei bambini:
Come riconoscerlo e quando intervenire

Con il contributo del dottor Giammario Tulli, specialista in ortodonzia

Tra i disturbi più comuni nei bambini c’è il cosiddetto palato stretto, una condizione che può avere conseguenze significative sulla respirazione, sulla deglutizione e sulla corretta crescita dei denti. Ne parliamo con il dottor Giammario Tulli, odontoiatra specializzato in ortodonzia con oltre 25 anni di studio ed esperienza professionale in Italia e all’estero, che oggi accoglie i suoi piccoli pazienti in uno studio interamente dedicato all’ortodonzia, in via Scano 49 a Cagliari.

Cos’è il palato stretto e perché si manifesta

 

Secondo recenti studi, oltre il 30% dei bambini europei presenta un palato stretto, una condizione tutt’altro che trascurabile. Ma cosa significa, esattamente?
“In questi casi, il palato non si sviluppa correttamente in larghezza”, spiega lo specialista, “risultando più alto e ogivale, a forma di V, invece che ampio e a U come dovrebbe essere.”
Le cause sono molteplici. Esiste una componente genetica, spesso riconducibile a un genitore. Ma sono determinanti anche alcune abitudini scorrette, come l’uso prolungato del ciuccio (oltre i due anni) o il succhiamento del dito. Un ruolo centrale lo gioca anche la respirazione orale: se il bambino ha le vie nasali ostruite e respira solo dalla bocca, si crea una differenza di pressione tra cavità orale e cavità nasale che favorisce lo sviluppo di un palato alto e stretto. Altre possibili cause includono la deglutizione atipica, la posizione scorretta della lingua a riposo, oppure traumi che interferiscono con la crescita delle arcate.

Le conseguenze (spesso sottovalutate)

Un palato stretto non è solo un problema “di spazio”. Può causare:
• affollamento dentale
• difficoltà masticatorie

• problemi nella corretta eruzione dei denti permanenti

• disturbi della deglutizione e del linguaggio

• incompetenza labiale (bocca costantemente aperta)

• russamento e, nei casi più gravi, apnee notturne

 

Quando il palato non si sviluppa correttamente, i denti permanenti possono non trovare spazio sufficiente per erompere e quindi restare inclusi nell’osso, rendendo i successivi trattamenti ortodontici più complessi.

Allo stesso tempo, la riduzione dello spazio disponibile per la lingua puòcausare problemi di fonazione o di deglutizione. “Tutto questo”, sottolinea il dottor Tulli, “può compromettere anche lo sviluppo armonico del volto e la qualità della respirazione notturna.”

 

Come può accorgersene un genitore?

 

La diagnosi va sempre affidata a uno specialista in ortodonzia, ma ci sono segnali che i genitori possono osservare:
• forma del palato stretta, appuntita o “a V”
• morso inverso o crociato, in cui l’arcata superiore si chiude all’interno di quella inferiore
• denti che spuntano storti o sembrano “non trovare spazio”
• bocca sempre aperta, labbra che non si chiudono naturalmente
• russamento notturno frequente

 

“Nel caso del morso inverso, ad esempio,” spiega il dottor Tulli, “è l’arcata superiore a chiudersi dentro quella inferiore. È come una scatola con il suo coperchio: se il coperchio è più piccolo della scatola, non si chiude bene. Così succede nella bocca: l’arcata superiore deve essere più ampia, per combaciare correttamente con quella inferiore.”
Un altro segnale da osservare è l’incompetenza labiale: il bambino tende a tenere la bocca aperta, perché non riesce a chiudere naturalmente le labbra. Questo comportamento è spesso legato alla respirazione orale, che a sua volta altera la pressione tra le cavità nasale e orale, favorendo lo sviluppo verticale – e non trasversale – del palato. Accorgersi per tempo di questi segnali non significa solo prevenire futuri problemi dentali, ma aiutare un bambino a respirare meglio, parlare con più sicurezza, sentirsi a proprio agio con il proprio sorriso.

Quando e come intervenire

 

Il trattamento più efficace per il palato stretto è l’espansore rapido del palato, un apparecchio ortodontico utilizzato con successo da oltre 150 anni, ma che oggi – grazie alle nuove tecnologie – è diventato molto più preciso, confortevole e veloce da applicare. “Nei bambini, la sutura palatina non è ancora ossificata ma è ancora cartilaginea. Agendo meccanicamente con una vite tramite l’espansore, possiamo aumentare l’ampiezza del palato. Questo è possibile solo finché la crescita è attiva: l’età più indicata è tra i 6 e i 9 anni, anche se è possibile pure negli anni successivi. Dopo i 16, la sutura si ossifica e per allargare il palato può essere necessario l’intervento di un chirurgo.”

L’espansore rimane in sede almeno 9 mesi, per evitare recidive, e favorisce non solo la corretta eruzione dei denti ma anche una respirazione nasale efficiente, ampliando lo spazio delle vie aeree.

Le nuove tecnologiea supporto

 

Grazie agli scanner intraorali 3D, oggi è possibile realizzare apparecchi completamente su misura, in tempi più rapidi e con un comfort nettamente superiore rispetto al passato. Il dottor Tulli è stato tra i primi a Cagliari ad usare i nuovi espansi rapidi “Laser Melting”, una tecnologia che consente di costruire l’espansore utilizzando il file 3D dell’impronta.

Non servono più le tradizionali paste da inserire in bocca, spesso vissute dai bambini come fastidiose, invasive e fonte di ansia. “Oggi basta una scansione rapida e precisa per ottenere un modello 3D perfetto, senza disagio per il paziente”, spiega Tulli.

“Il comfort è molto importante, soprattutto nei pazienti più piccoli. Se un bambino vive bene l’esperienza, collaborerà meglio e il trattamento sarà più efficace.” Il nuovo espansore viene disegnato digitalmente sul file, è più sottile, più aderente e meno ingombrante, ma garantisce gli stessi risultati biomeccanici dell’espansore tradizionale. “Con un’unica seduta, raccogliamo l’impronta e avviamo il trattamento. Il risultato è un apparecchio più preciso, meno ingombrante e ben tollerato fin da subito.”

Una tecnologia che migliora l’efficacia clinica, ma soprattutto rende l’esperienza più serena per il bambino – e per i genitori.

Un lavoro di squadra

Il trattamento ortodontico si integra spesso con il lavoro di altri specialisti. “Collaboriamo con otorini, per trattare eventuali ipertrofie adenoidee etonsillari che possono ostacolare la respirazione nasale, e con logopedisti, nei casi di deglutizione atipica o difficoltà nella pronuncia di alcuni fonemi. Solo con un approccio interdisciplinare possiamo davvero aiutare il bambino a crescere in modo armonico”. Prendersi cura del palato significa, in fondo, aiutare un bambino a crescere con più libertà: di respirare, di sorridere, di parlare.

Dott. Giammarco Tulli

Specialista in Ortodonzia

Cagliari – via Scano 49
Tel. 070 6493884
Cell. 333 9583555

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