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Il dialogo nascosto tra colonna e bacino: il segreto del nostro equilibrio
Esiste un’armonia silenziosa che tiene in piedi il nostro corpo, un delicato intreccio di forze che governa il nostro equilibrio e il nostro movimento.
Spesso ce ne accorgiamo solo quando qualcosa si inceppa, quando un dolore alla schiena si irradia fino all’anca o quando un’articolazione si irrigidisce senza un motivo apparente. In realtà, tutto ha una spiegazione precisa, e chi conosce i segreti della biomeccanica umana sa che ogni segmento del nostro corpo è collegato agli altri in un sistema interdipendente. Il dottor Piernicola Dimopoulos, chirurgo ortopedico e traumatologo, specialista in chirurgia protesica, ci guida alla scoperta di questa relazione profonda tra colonna lombare, bacino e anche.
Il bacino: il cuore del movimento
Si immagini il bacino come il punto di raccordo tra diverse forze che si bilanciano costantemente per garantire il nostro movimento. Non è un elemento statico, ma parte integrante di un sistema più ampio che coinvolge il corpo nel suo complesso. Ogni passo, ogni cambiamento di postura, dipende da un equilibrio preciso che si mantiene grazie a connessioni ben orchestrate. “Posto al centro del nostro corpo, il bacino esegue una vera e propria danza, anche nella semplice deambulazione. I suoi movimenti rotatori e laterali sono governati dall’interazione di tre cerniere al centro delle quali il bacino è posizionato”, spiega il Dottor Dimopoulos.
“Una di queste si trova tra colonna lombare e osso sacro; le altre due sono rappresentate dalle anche. Se comprendiamo che il nostro corpo è un’unità morfo-funzionale estremamente complessa nelle sue parti e nelle sue interazioni con l’ambiente esterno – principalmente il suolo su cui ci muoviamo – possiamo capire quanto sia centrale il ruolo del bacino non solo dal punto di vista anatomico, ma anche funzionale”.
La fisiologia ci insegna che ogni individuo ha una conformazione unica e una propria anatomia, che evolve nel tempo. Con l’avanzare dell’età, il nostro corpo subisce un progressivo declino dell’elasticità, influenzando la funzionalità dei suoi snodi. La colonna lombare perde circa il 9% della sua mobilità per ogni decade di vita, mentre le anche il 4%. Questo porta il bacino a compensare, aumentando il carico sulle articolazioni delle anche per garantire i movimenti necessari. Tale adattamento avviene perché il rachide lombare, con il tempo, si irrigidisce naturalmente.
Ma il nostro corpo non segue un modello unico di movimento. “Esistono almeno quattro diversi schemi di interazione tra colonna lombare e anche”, spiega il Dottor Dimopoulos. “Quando uno di questi segmenti perde elasticità, il sistema cerca di adattarsi, ma il rischio è che si instauri uno squilibrio che può portare a dolori o patologie. Se una di queste cerniere diventa rigida, il carico si redistribuisce in modo anomalo, generando tensioni e sovraccarichi che compromettono il benessere generale”
Non serve essere malati per avere problemi
Ma questo meccanismo riguarda solo gli anziani o chi ha una patologia conclamata? Assolutamente no, risponde il Dottor Dimopoulos: “Non è necessario avere un’artrosi in corso per sperimentare squilibri nel sistema colonna-bacino-anche. Anche un giovane sano, se gestisce male il proprio corpo – magari con un’attività sportiva squilibrata tra forza ed elasticità – può sviluppare contratture e tensioni che alterano il normale funzionamento di questi snodi. Il risultato? Dolori da sovraccarico e rigidità funzionali che limitano la libertà di movimento”. Nei pazienti più anziani o in chi ha già una patologia osteoarticolare, invece, il problema si innesca diversamente: “Qui non è tanto la gestione muscolare a creare lo squilibrio, quanto la rigidità delle cerniere stesse. Se un’anca diventa artrosica, l’intero sistema ne risente: la colonna e il bacino compensano, caricando zone che non sono progettate per farlo, e questo può causare dolori cronici o peggiorare la patologia preesistente”. Quando uno di questi snodi perde la sua funzionalità,
il corpo mette in atto una strategia di compensazione che, alla lunga, diventa dannosa. “Se la colonna si irrigidisce, le anche sono costrette a lavorare di più. Se invece sono le anche a perdere mobilità, sarà la colonna a dover compensare. Il rischio? Un’usura accelerata delle strutture ancora sane” sottolinea Dimopoulos.
Chirurgia protesica: il ruolo dell’equilibrio biomeccanico
L’interdipendenza tra colonna, bacino e anche non si limita alla funzionalità quotidiana, ma deve essere considerata anche in ambito chirurgico. Un’alterazione in uno di questi snodi può influenzare in modo significativo il resto del sistema. “I pazienti con problemi al rachide, una volta operata l’anca, spesso riferiscono un miglioramento della sintomatologia lombare. Questo perché la riduzione del sovraccarico e il ripristino della mobilità influiscono positivamente sull’intero sistema”.
Tuttavia, il processo non è sempre lineare. “Se un’anca viene operata e successivamente il paziente sviluppa una patologia degenerativa del rachide lombare, la progressiva rigidità della colonna può alterare la biomeccanica dell’anca operata. Questo può portare a sovraccarichi anomali, dolore e persino lussazioni tardive”, continua il chirurgo.
Questi fattori rendono fondamentale un’attenta valutazione preoperatoria. “Quando pianifichiamo una protesi d’anca, dobbiamo considerare anche lo stato della colonna vertebrale. Se il paziente è candidato a una futura chirurgia del rachide, è necessario adottare strategie preventive nella progettazione della protesi, tenendo conto delle alterazioni già in atto o di quelle che potrebbero verificarsi a breve termine”, sottolinea Dimopoulos. In altre parole, la chirurgia protesica non riguarda solo la riparazione di un’articolazione, ma l’intero equilibrio biomeccanico del corpo. Il successo di un intervento dipende dalla capacità di integrare la nuova articolazione nel sistema globale del movimento, garantendo un risultato stabile e funzionale nel tempo.
Prevenire è possibile: il segreto è nell’equilibrio
Come possiamo prenderci cura del nostro sistema colonna-bacino-anche prima che insorgano problemi? “Dobbiamo ricordarci che il nostro corpo è una macchina meravigliosa, progettata per essere economica ed efficace. Non siamo nati per stare fermi, per trascorrere ore al telefono o seduti alla scrivania. Siamo stati costruiti per muoverci e per restare in equilibrio in un ambiente dinamico” spiega Dimopoulos.
La chiave della prevenzione sta in uno stile di vita sano: attività fisica regolare, esercizi che combinino forza, elasticità e coordinazione, e un’attenzione costante alla postura. “Mens sana in corpore sano” non è solo un detto antico, ma una verità che dovremmo sempre tenere a mente. Se vogliamo comprendere davvero il nostro corpo, suggerisce il dottore, possiamo trovare spunti illuminanti nella filosofia: “Schopenhauer ci ricorda che siamo strumenti della natura, parte di un sistema che si perpetua in equilibrio. Non possiamo permetterci di essere presuntuosi e pensare di poter ignorare le regole con cui siamo stati progettati. La nostra salute dipende dal rispetto di queste leggi: movimento, equilibrio, consapevolezza del nostro corpo. Se riuscissimo a farlo, avremmo meno bisogno di medici e interventi chirurgici, perché il nostro corpo si autoregolerebbe in modo naturale”.
Il segreto, dunque, è tutto lì: nella capacità di ascoltarci, di muoverci nel rispetto della nostra biomeccanica e di costruire ogni giorno l’equilibrio perfetto tra colonna, bacino e anche. Un equilibrio che non è solo anatomico, ma anche – e soprattutto – il fondamento del nostro benessere.
Dott. Piernicola Dimopoulos
Medico Chirurgo
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
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