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Dott. Luciano Carboni

Diabetologo

Dott. Luciano Carboni

Diabetologo Cagliari

DIABETE TIPO 2: Mission (im)possible

1994. Scriveva Gareth Williams:

 

“Il diabete di tipo 2 è molto comune, è una malattia molto importante ma spesso è malamente trattata. L’80% delle persone con diabete ha diabete di tipo 2 che colpisce oltre il 10% delle persone con più di 70 anni.”

 

Non è uno scherzo!

 

“Avere un diabete di tipo 2 comporta un alto carico di morbilità e di mortalità prematura ma è spesso trascurato dai pazienti. E anche dai medici. Comuni e pericolose idee sbagliate e da biasimare lo accompagnano: che si tratta di un diabete leggero, che è facile da trattare, che uno stretto controllo metabolico non sia necessario perché questi pazienti, essendo molto anziani, moriranno prima di sviluppare complicanze.”

Chi ha diabete di tipo 2 non ha un diabete di serie B e non può affatto essere un paziente di serie B del Centro di Diabetologia.

Spesso sono trascurati alcuni concetti fondamentali

 

Troppo spesso è la glicemia a con- durre le attenzioni e gli interventi e non quel connubio di adiposità viscerale (e non solo viscerale) e insulino resistenza. Quel binomio capace di far esplodere quella “iperinsulinemia compensatoria” antesignana del rischio straordinariamente ed esageratamente aumentato di tumori, di disturbi cognitivi (quelli generalmente noti come malattia di Alzheimer), di malattia arteriosclerotica (infarti, ictus,…). I tumori di fegato, pancreas,
rene, utero sono aumentati del 200 per cento nelle persone con diabete di tipo 2, un po’ meno ma sempre molto più frequenti quasi tutti gli altri! E non basta un buon controllo della glicemia e dell’emoglobina glicata per rimuovere il rischio! La glicemia è lì. A fare da spia. Come quelle luci rosse che si accendono sul cruscotto della nostra auto in caso di pericolo grave. Non basta spegnere la spia staccando il filo. Bisogna andare alla ricerca della causa. E la causa è quel bino- mio lassù: adiposità viscerale e insu- lino resistenza e il suo conseguente iperinsulinismo compensatorio !!! ‘compensatorio’ fin quando ce la fa. Poi è diabete! E bisogna intervenire adeguatamente! e… per tempo! Insieme ai propri medici, dal diabetologo al Medico di famiglia, c apaci di non sottovalutare quel ‘piccolo diabete’ che non dà sintomi, che non dà dolori, che non si sente ma che, se lasciato a sé, trama e lavora contro, pesantemente, in silenzio.
E che, se ce ne prendiamo adeguatamente cura, possiamo rendere innocuo! Diffidiamo di un appuntamento a lunga distanza. Non è buona diabetologia quella che dà un appuntamento dopo 8 – 12 mesi come troppo spesso accade. E come troppo spesso accade basato solo sul confronto su un valore di emo- globina glicata. Non è accompagna- mento serio e premuroso. È un finto accompagnamento! È rassicurante? se lo è, per chi? (Leggi l’articolo completo su www.medicall.it) Come già scrivevo qualche anno fa: l’emo- globina glicata non basta più! (Leggi l’articolo completo su www.medicall.it) Cosa serve allora? Riconoscersi in una ‘mission’. Reciprocamente: diabetologi e diabetici. Quando nove anni fa ho lasciato le redini della Diabetologia del Binaghi questa era la nostra mission: “accompagnare la persona nella sua vita con il suo diabete, promuovendone l’autonomia come mezzo per migliorare la qualità di vita e per prevenire le complicanze, facilitandone l’accesso alle procedure diagnostiche e terapeutiche delle problematiche correlate e/o coinvolgenti il diabete, favorendone l’inserimento nel contesto sociale personale”. Che fine ha fatto? Viene rispettata nel- la vostra struttura di riferimento? Adoperatevi perché lo sia!
Se non è così?

 

Discutete, con vigore, questo mio scritto con i vostri diabetologi!

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